La Commissione protagonista su “Sport & Business” di Gazzetta dello sport

Un’analisi pubblicata sul sito calcioefinanza.it: «Rafforza il sistema dei controlli sui conti dei club»

Categoria: Attualità
La Commissione protagonista su “Sport & Business” di Gazzetta dello sport

Il Presidente della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico- finanziario delle società sportive professionistiche, Massimiliano Atelli, ha firmato sul sito calcioefinanza.it una riflessione sulla recente sentenza della Corte di giustizia UE relativa al ricorso degli ex dirigenti della Juventus Agnelli e Arrivabene. La riportiamo di seguito.

Il Presidente della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico- finanziario delle società sportive professionistiche, Massimiliano Atelli è il protagonista dell’edizione odierna di “Sport & Business”, la rubrica de La Gazzetta dello Sport curata da Marco Iaria, che analizza gli aspetti economici del calcio. Riportiamo di seguito l’intervista.

Presidente Atelli, la Commissione è entrata in azione lo scorso ottobre. Come sono andati i primi mesi?

“Siamo subentrati in corsa, doppiamente: non soltanto prima di noi c’era un altro soggetto che svolgeva i controlli sulle società dall’interno della Federazione (la Covisoc, ndr), ma per di più a campionato iniziato. Ci siamo insediati il 1° ottobre, e l’8 ottobre siamo riusciti a dare già i primi responsi sulle scadenze di monitoraggio periodico più ravvicinate. Ci siamo dati immediatamente l’obiettivo di non rallentare l’andatura, era importante che la transizione da un sistema di controlli interno a uno esterno fosse morbida, senza scossoni, nell’interesse dei campionati, dei club, degli appassionati e, naturalmente, nell’interesse generale, visto che questa Commissione è stata creata per garantire il regolare svolgimento delle competizioni calcistiche. che risponde a un interesse di carattere generale, come è stato ribadito anche il 16 luglio scorso dalla Corte di giustizia europea”.

Lei è stato magistrato della Corte dei Conti e capo di gabinetto del ministero dello Sport e dei Giovani. Come ha trovato il mondo del calcio?

“Un mondo molto diversificato nelle realtà rappresentate dai differenti club e abituato a meccanismi che discendono da regole che il calcio stesso si è dato. Regole, queste, che qualche volta arrivano perfino a complicare, senza ovviamente volerlo, cose semplici. Ce ne siamo accorti immediatamente, dovendo svolgere allo stesso tempo controlli analoghi sul calcio e sul basket: il basket prevede, ad esempio, una procedura molto agile che consente ai club di sanare in modo semplice e rapido irregolarità non gravi, mentre per realizzare lo stesso effetto ai club di calcio occorre, secondo le regole federali odierne, molto più tempo e un serie di passaggi intermedi che non danno l'impressione di avere una reale ragion d'essere. Si può in tal modo perdere del tempo prezioso, specie quando di tempo a disposizione ce n’è poco, come durante il calciomercato di gennaio”.

La Gazzetta ogni anno realizza un’inchiesta sui bilanci dei club di Serie A, da cui emerge una perdita strutturale e una sofferenza cronica a livello di cassa: al 30 giugno 2025 deficit di 360 milioni e debiti lordi per 4,9 miliardi. Condivide l’allarme sui conti?

“Che il calcio italiano viva, non da ora, una situazione di difficoltà finanziaria e conti sotto stress, non lo scopro certamente io. Le cause sono molteplici. Sul fronte dei ricavi, il tema degli stadi è dirimente: vi è un’enorme differenza di entrate tra i club italiani e quelli di altri Paesi europei, che si spera di poter in parte colmare sfruttando con efficacia e tempestività l’occasione dell’Europeo 2032. Conosco il Commissario Sessa, scelto e sostenuto dal governo, sono certo che farà tutto quello che occorre. C’è, naturalmente, anche il tema dei costi, in particolare i salari dei giocatori e le provvigioni degli agenti”.

Come si può migliorare lo stato delle cose?

“Sarebbe sbagliato pensare di poter trasformare magicamente la situazione, risolvendo ogni problema, limitandosi a cambiare le norme. Tuttavia, è vero che oggi attraversiamo la fase finale del processo di transizione da un modello calcistico fortemente improntato a proprietà padronali o familiari ad un assetto nel quale le proprietà sono prevalentemente in capo, invece, a fondi e società d’investimento. Sennonché, a fronte di questi cambiamenti epocali, le regole sono rimaste sostanzialmente invariate: erano state pensate per il primo modello e non si adattano al secondo, nel senso che non riescono a intercettare questioni anche molto importanti”.

Cosa intende?

“Ci sono attualmente proprietà di club che sono indeterminabili, cui non è cioè associabile un nome e un cognome o una ragione sociale chiaramente identificabili. Accade anche al fuori del nostro Paese, si tratta di dinamiche di ordine planetario. Non vanno osteggiate, ma occorre darsi strumenti adeguati alla contemporaneità. Regole vecchie per situazioni nuove, è una ricetta che in genere non funziona. Anche sugli aspetti tecnici di fondo, quali gli stessi standard concettuali, andrebbe fatta una riflessione. Laddove si parla di requisiti di solidità finanziaria, in realtà si fa riferimento, a ben vedere, ad attestazioni bancarie o a fideiussioni bancarie, che possono esprimere uno stato di liquidità finanziaria, piuttosto che una cosa molto diversa come la solidità finanziaria. Un conto è la solidità finanziaria, un altro è la capacità di far fronte ai propri debiti nel breve periodo. Va creato un rinnovato cruscotto che consenta di avere una fotografia reale e realistica dello stato di salute finanziario di un club. Quindi, per sintetizzare: maggiori informazioni sugli assetti proprietari e maggiore appropriatezza delle stesse categorie concettuali utilizzate per misurare la solidità finanziaria di un club”.

La Federazione, quando intervenne dopo il caso del fallimento del Parma, introdusse il parametro dell’indicatore di liquidità, quindi della copertura delle passività a breve, per garantire la regolarità dei campionati. Adesso la priorità è cambiata?

“Le tre categorie professionistiche hanno dinamiche profondamente differenti, come sappiamo. In Serie A, la serie storica dice che è meno probabile che un club collassi finanziariamente e scompaia nel corso della stagione. Ma noi dobbiamo allargare il ragionamento, pensando anche a situazioni complesse che nelle scorse settimane hanno sfiorato la serie A, e domandarci che tipo di garanzia vogliamo: quella che i club riescano a iniziare il campionato o quella che abbiano anche la forte probabilità di concluderlo, senza collassare, finanziariamente, durante. Se vogliamo il secondo tipo di garanzia allora dobbiamo ripensare alcuni parametri, il sistema di regole attuale tende più alla prima. Anche nell’ultima stagione si sono verificati alcuni casi che lo confermano (le esclusioni di Rimini e Ternana in Lega Pro, ndr).”

Sebbene non spetti alla Commissione dare delle soluzioni, lei cosa si sente di suggerire?

“Non mi permetto di suggerire nulla ad alcuno, auspico - anche nella veste di appassionato - un sistema più avanzato che dia maggiori garanzie sul regolare svolgimento di tutto il campionato, dall’inizio alla fine. C'è molto lavoro da fare, anche in termini di evoluzione della cultura finanziaria. Un esempio? Riconsiderare quelle che io chiamo le ottiche parziali: le norme federali odierne guardano solo ai debiti cosiddetti sportivi, ma i creditori di fronte al giudice statale sono tutti uguali. In caso di situazioni di crisi, nei relativi procedimenti giudiziari rischiano di verificarsi possibili cortocircuiti”.

A inizio luglio il Consiglio federale ha dato l’ok a tutte le società professionistiche che hanno fatto richiesta di iscrizione. Anche il presidente Malagò ha sottolineato come ciò non accadesse da anni. Vuol dire che il quadro sta migliorando?

“Le letture possibili sono tante. La prima è che si tratti solo di una semplice e fortunata circostanza. Ma io credo poco al caso. Mi piacerebbe pensare che anche la presenza di un nuovo sistema di controlli finanziari possa aver contribuito. Pragmaticamente, dico che, per capire meglio, occorre un tempo di osservazione più lungo. Anche perché l'assenza di alcune situazioni critiche ai blocchi di partenza della nuova stagione è in stretta connessione con il dissolvimento, nel corso della scorsa stagione, di alcuni club, il che ha per così dire eliminato alla radice i presupposti stessi perché potessero chiedere una controvertibile ammissione al campionato”.

Insomma, è stata fatta una selezione naturale.

“L’idea di guardare alle squadre che partecipano alle serie professionistiche come a un blocco unitario e indifferenziato può esistere solo sul piano formale. Nella realtà, esistono almeno tre categorie di club: quelli che non hanno mai avuto problemi particolari nel corso della stagione, quelli che hanno attraversato vicende giudiziarie complesse, e, infine, quelli che, come aggravante, si sono scoperti infiltrati dalla criminalità organizzata. Considerare queste situazioni come se fossero identiche, non penso sia appropriato.”.

Uno dei motivi della crisi del sistema risiede nel fatto che dentro lo stesso contenitore convivono realtà aziendali completamente diverse. Si tratta di uniformare verso l’alto gli standard gestionali, non trova?

“È proprio questo il punto. D’altra parte, se altri Paesi europei si stanno muovendo in questa direzione, un motivo evidentemente ci sarà. L’Inghilterra, subito dopo l’Italia, ha creato un’agenzia governativa che ha assorbito una parte dei poteri della federazione. In particolare, il nuovo regime impone l’autorizzazione preventiva dell’ente indipendente, che viene rilasciata a seguito delle valutazioni sulla disponibilità delle risorse finanziarie e l’integrità etica degli acquirenti. Senza questa autorizzazione, non è più possibile oggi acquisire una società delle Leghe inglesi maggiori. Nelle ultimissime settimane, è toccato alla Francia cambiare significativamente il suo modello. La tendenza è quella di definire standard precisi, sia per gli assetti proprietari sia per i requisiti di onorabilità”.

In Europa e in Italia un principio cardine, in tema di controlli, è quello del rapporto tra il costo della squadra (stipendi, ammortamenti, commissioni) e il fatturato. Cosa ne pensa?

“I numeri sono fondamentali, ma devono adattarsi agli obiettivi complessivamente perseguiti, non deve accadere l'inverso. In un recente parere d’ufficio abbiamo ravvisato la necessità di andare per certi versi oltre la metrica strettamente economicistica, dando maggior peso a fattori qualitativi quali gli investimenti nei giovani e nei vivai, che sono strategici anche per la competitività delle rappresentative nazionali”.

Immagina una sorta di esenzione di tali spese, come fa l’Uefa?

“Nel dibattito delle settimane scorse è emerso a più riprese l'intendimento di avanzare allo Stato richieste di nuove risorse da attingere dalla fiscalità generale per investire sui giovani e i vivai. La richiesta è comprensibile, e sarebbe conseguenziale aumentare, negli indicatori con i quali si eseguono i controlli economico-finanziari, il peso di questi specifici investimenti verificandone l'effettività.”.

In questo momento la soglia della spesa sportiva è perfettamente allineata tra Uefa e Figc, al 70%. Alla luce dei controlli che avete eseguito, ritiene efficace questo tetto?

“Noi abbiamo il massimo rispetto per l’autonomia delle decisioni federali. Se l’aliquota da esse stabilita è quella, noi la utilizziamo per i controlli. L’importante è che sia stabile e non volatile. Lo scorso anno, durante il calciomercato invernale, ci è stato chiesto se la regola seguita fino a quel momento potesse essere cambiata a sessione invernale di calciomercato non solo iniziata, ma quasi terminata. Noi abbiamo risposto di no. Reputiamo essenziale che le regole, una volta fissate per un determinato ciclo di competizione sportiva, rimangano invariate. Incidono non solo sul regolare svolgimento dei campionati ma anche sull’equa competizione, principio non meno importante del primo. Le decisioni dalla Corte di giustizia UE adottate a fine aprile e a metà luglio rappresentano un punto centrale, e rimandano alla domanda: a cosa servono i controlli finanziari sui club? La risposta della Corte è stata chiarissima: a dare garanzia di effettività al principio di regolare svolgimento dei campionati e al principio di equa competizione. Le aliquote possono anche cambiare (seppure non "in corsa", come detto), ma i principi devono restare salvaguardati.”.

Tornando alla norma sul costo del lavoro allargato, in Premier League la soglia è molto più alta, all’85%. Così i club inglesi possono spendere di più. Non crede che si debba tendere verso un’armonizzazione europea delle regole che disciplinano i campionati nazionali?

“Sarebbe positivo provare a elaborare un modello di controllo quanto più possibile uniforme all’interno dei diversi Paesi. In questa direzione, stiamo ricercando un dialogo stabile con gli organismi inglese e francese. Ma anche qui c'è un grande lavoro da fare, non è appropriato isolare un frammento dal tutto: non possiamo dimenticare che i club inglesi hanno un volume di entrate incomparabile rispetto a quello dei club italiani. Abbiamo bisogno di ripensare il sistema nel suo complesso, anche traendo spunto dalle esperienze altrui.".

Intanto, il Decreto Legge 108, in questi giorni in sede di conversione alla Camera, attribuisce un potere ulteriore alla Commissione. Soddisfatto?

“Assolutamente sì. È un potere analogo a quello di cui già dispongono, nei loro settori, l’Antitrust e l'Anac. Ci consentirà di segnalare, nel nostro caso, oltre che alle federazioni, anche al Governo e al Parlamento, eventuali distorsioni rilevate in relazione al regolare svolgimento dei campionati e all’equa competizione. Riteniamo che questo sia un potere molto importante, che ci permetterà di accompagnare e sostenere le spinte riformistiche di cui il calcio italiano ha bisogno. Naturalmente, con criterio e misura: trovare assetti più avanzati, non buttare via tutto e ripartire sempre da zero. Questo nuovo potere, mi permetta di aggiungere, non è l'unica nota positiva recata dal Decreto legge 108: con un'attenzione diffusa che ci responsabilizza ulteriormente, abbiamo registrato come stavolta, a favore di un incremento dei poteri della Commissione, e quindi di un rafforzamento dei suoi controlli finanziari, abbiano preso posizione sia parlamentari della maggioranza che delle forze di opposizione”.


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